Quando scrivere può far star meglio

Spesso si inizia a scrivere perché si avverte la necessità di fare ordine tra i pensieri, altre volte senza un motivo preciso; resta comunque il fatto che la narrazione scritta permette di entrare in contatto con i propri vissuti emotivi.
Capita spesso, infatti, che le emozioni non si manifestino in modo chiaro e consapevole, anzi, il più delle volte, facciamo fatica a spiegare il nostro stato d’animo e ci aiutiamo con parole di uso comune come gioia, tristezza, rabbia.

 

Ma cosa c’è dentro queste parole?

In effetti niente. Se private del loro significato condiviso, sono solo contenitori vuoti che aspettano di essere “riempiti” da una storia e un vissuto personali acquisendo solo lì un proprio senso e significato.

 

E’ qui che entra in gioco la scrittura!

La narrazione scritta, è molto utile, poiché facilita l’espressione dei propri vissuti emotivi, permette di trovare sfumature e tonalità giuste per descrivere la propria esperienza e aiuta a mettere in ordine gli eventi favorendo un equilibrio.
Possiamo quindi affermare che la scrittura è terapeutica

Ma se la narrazione è terapeutica, a cosa serve lo Psicoterapeuta?

La scrittura può essere di grande aiuto ed è uno strumento che propongo spesso alle persone che si rivolgono a me, ma non è sufficiente per superare alcuni tipi di difficoltà e non equivale a intraprendere un percorso psicoterapeutico.

 

Vi spiego perché:

–  la narrazione scritta è “autoreferenziale”, la sola riflessione interiore sottopone al rischio di chiudersi in un privato troppo autocentrato non riuscendo a stabilire connessioni importanti

–  le parole sono “avvolte” da contenuti emotivi non sempre facili     da comprendere e da gestire; per esplorarli è importante essere accompagnati da uno psicoterapeuta, capace di creare un’intimità che permetta di affrontare esperienze emotive anche molto forti, con la professionalità e l’empatia che contraddistingue il suo ruolo

–  la narrazione orale all’interno della terapia, a differenza di quella scritta, avviene in una relazione. Il terapeuta, attraverso l’analisi degli eventi, aiuta a dare un nome e un senso alle emozioni facilitando la comprensione della propria storia. Nella narrazione “a due” si ha la possibilità, inoltre, di essere “visti emotivamente” permettendo un rafforzamento della propria identità, che viene riconosciuta, accettata e rispettata da qualcun altro.

 

Per concludere, possiamo affermare che le due forme di narrazione, scritta e orale, possono danzare insieme arricchendo il percorso terapeutico di sfumature importanti permettendo di ampliare la conoscenza di sé e della propria storia.

Un saluto
Carlo Ricci