“Mamma, lo sai che…”

Questo è il modo in cui la mia bambina, quasi ogni giorno, inizia il racconto delle cose che le sono accadute all’asilo, mentre era con la baby sitter oppure con i nonni. In tutte quelle situazioni, insomma, che vive e sperimenta da sola, senza la presenza della mamma…

Sono momenti che amo molto, momenti di ascolto, condivisione e conoscenza reciproca.

Qualche volta si tratta di aneddoti divertenti o di cose per lei nuove, qualche volta, invece, di situazioni in cui si è trovata in difficoltà…

In questo periodo, per esempio, succede spesso che qualche amichetta le dica frasi del tipo: “Tu non sei più mia amica!”. Oppure: “Non puoi giocare con noi!”.

Piccoli intoppi quotidiani della vita di una bambina di tre anni che durano in genere pochi minuti, ma che rappresentano le prime occasioni per sperimentare emozioni nuove e per imparare come gestirle.

Questi momenti mi danno quotidianamente l’opportunità per riflettere su quale sia il modo migliore per parlare con lei, con l’obiettivo di aiutarla ad esplorare le proprie emozioni senza averne paura o giudicarle, dare loro un nome e decidere come potersi comportare successivamente in situazioni analoghe.

La comunicazione in famiglia, il dialogo, l’ascolto e l’attenzione sono, infatti, elementi fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei nostri bambini.

Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione non solo al racconto in sé, ma anche alle emozioni e alle opinioni che i bambini possono esprimere.
Osservando e ascoltando con attenzione è possibile aiutare il bambino ad approfondire quello che ha vissuto, mettendo in luce aspetti che da solo non riuscirebbe a comunicarci.

Alcune cose che possiamo dire a questo proposito sono:

“Come ti sei sentito?”
“Che cosa ti ha reso triste? Come mai?”
“Cosa hai fatto? Cosa potresti fare la prossima volta che succede?”
“Capita di sentirsi tristi, arrabbiati, non c’è niente di male, io sono qui con te…”

La comunicazione va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi: creare una base, un dialogo precocemente potrà esserci di aiuto più avanti, per esempio nella delicata fase dell’adolescenza.

 

Alcuni consigli

• Mettersi “al livello del bambino”, sedendosi accanto a lui o chinandosi per poterlo ascoltare da vicino e guardarlo negli occhi: in questo modo comunicheremo interesse verso quello che ha da dire e lo aiuteremo ad aprirsi
• Prendere seriamente quello che dice, anche se qualche volta potremmo essere tentati di banalizzare o dare poca importanza a quanto ci racconta
• Non interrompere o criticare: riservare attenzione e spazio al bambino gli comunica che le sue opinioni sono importanti e degne di essere prese in considerazione. Ciò getta una buona base per lo sviluppo della sicurezza in se stesso e nei suoi pensieri.
• Fare domande per aiutarlo a raccontarci di più, per mettere il luce come si è sentito, cosa ha fatto, cosa ha pensato…
• Accogliere tutte le emozioni, in modo aperto e sereno, fanno parte della vita ed è importante che i bambini imparino a permettere loro di esserci senza esserne sopraffatti o giudicarle.
• Condividere i nostri pensieri e le nostre idee, senza però esprimere giudizi.
• Ammettere i propri limiti: se il bambino ci chiede qualcosa a cui non sappiamo rispondere perché non possediamo quell’informazione o ci sentiamo in difficoltà, possiamo con tranquillità riconoscere i nostri limiti e dire che ci informeremo o che abbiamo bisogno di pensare un pochino prima di dare una risposta.